Si trova a Mosca, 18 piani sotto terra, il segretissimo Bunker 42, oggi trasformato in museo. Fu costruito ai tempi della Guerra Fredda per l'uso militare sovietico, ma, poiché non veniva più usato, venne messo all'asta. Si trova nei pressi della fermata della metropolitana di Taganskaya (a meno di 4 km dalla celebre Piazza Rossa), alla quale è collegata da svariati tunnel.
All'interno dell'ex bunker, rivestito di pareti a prova di bomba, si snodano chilometri e chilometri di corridoi collegati tra loro a destra e sinistra ma anche sopra e sotto tramite scalinate. Non mancano gli uffici del KGB, le prigioni in cui venivano rinchiuse le spie e sirene in ogni tunnel per dare l'allarme.
Il museo oggi è aperto a tutti coloro che desiderano approfondire le proprie conoscenze relative alla Guerra Fredda e alla storia in generale (sconsigliato a chi soffre di claustrofobia!). L'ingresso per gli stranieri costa tra 1200 e i 2000 Rubli (pari a 29 e 50 Euro), mentre ai russi costa la metà. Si organizzano solo visite guidate in inglese, francese, spagnolo e tedesco, ma non ancora in italiano. Se ci andiamo tutti magari aggiungono anche la nostra bellissima lingua, no?
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mercoledì 12 gennaio 2011
lunedì 27 dicembre 2010
Dasà: convegno "nci vola a menzacanna" dal palmo al metro
Ieri a Dasà (vv) presso la Biblioteca comunale, il museo del Dialetto insieme all'associazione "Luogo della Memoria" di Sambiase ha organizzato il convegno "nci vola a menzacanna" dal palmo al metro che ripercorreva tutte le unità di misura e gli strumenti che venivano utilizzate a Dasà e in tutta la Calabria per misurare solidi e liquidi. Il Museo del Dialetto di Dasà ogni anno organizza questi convegni per rinnovare gli usi e le tradizioni del piccolo paese del vibonese. Il convegno di ieri è stato organizzato ed esposto dal Dott Domenico Catania, con la partecipazione dell'Ingegnere Tripodi e il saluto del Consigliere Regionale Bruno Censore.
Durante il convegno sono stati spiegate tutte le unità di misura e gli strumenti utilizzati a Dasà durante il corso dei secoli, e le modifiche apportate dalla legge voluta da Ferdinando II di Borbone nel 1845 che uniformava tutte le misure per il Regno delle Due Sicilie. Per molti è stato un tuffo nel passato, specialmente per gli anziani del paese che ancora oggi usano termini come "cafisu" "sarma" "Menzacanna" "tumanu" per misurare, pesare.
Durante il convegno sono stati spiegate tutte le unità di misura e gli strumenti utilizzati a Dasà durante il corso dei secoli, e le modifiche apportate dalla legge voluta da Ferdinando II di Borbone nel 1845 che uniformava tutte le misure per il Regno delle Due Sicilie. Per molti è stato un tuffo nel passato, specialmente per gli anziani del paese che ancora oggi usano termini come "cafisu" "sarma" "Menzacanna" "tumanu" per misurare, pesare.
martedì 4 maggio 2010
Turismo-cultura, binomio piace a giovani
Turismo e cultura, binomio vincente per i giovani che durante i loro viaggi spesso hanno tra le mete musei e monumento. A rilevarlo e' il Cts. Secondo un sondaggio realizzato dal centro turistico studentesco e giovanile in collaborazione con il ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, il 53,6% visita sempre un museo o un monumento durante un viaggio e il 59,1% di essi lo fa in compagnia di amici. La ricerca e' stata condotta su 900 giovani fino a 29 anni, 43,1% diplomati, 52,2% laueati.
domenica 25 aprile 2010
Il museo del Martinitt: tra memoria e multimedia.
di Letizia Cugnetto
“La memoria non è ciò che ricordiamo ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare”, così la definì Octavio Paz, il messicano premio Nobel per la letteratura nel 1990.
Poco più di un anno fa, esattamente il 19 Gennaio del 2009, ha aperto le porte al pubblico il Museo Martinitt e Stelline, un luogo ricco di memoria e di vita per la città di Milano.
Con il nome Martinitt e Stelline si indicavano gli orfani, rispettivamente, maschi e femmine, che dal 1528 avevano abitato quel luogo: infatti, per cinque secoli questo museo della memoria, è stato un orfanotrofio, al quale si poteva essere ammessi solo se si possedevano particolari requisiti e dopo essere stati sottoposti ad un esame scrupoloso da parte della direzione; un edificio, che rivestì un ruolo sociale fondamentale per l’epoca passata e per la città meneghina.
L’importanza di questo posto è duplice, poiché, oltre ad essere custode di un tempo che non c’è più, a raccontare la storia della gioventù di allora, del suo quotidiano, dallo studio alle attività professionali, è un esempio virtuoso di utilizzo delle nuove tecnologie nelle strutture museali.
I visitatori, infatti, sono coinvolti in prima persona, hanno l’occasione di interagire a pieno col museo, avendo la possibilità di sfogliare i documenti dell’epoca, leggere i brani che venivano proposti ai bambini, ascoltare le loro emozioni e le richieste contenute nelle lettere indirizzate ai parenti o al direttore, in una società altamente gerarchizzata, come quella ottocentesca.
Il tutto in un percorso accattivante, in cui è possibile immedesimarsi completamente, sedendosi tra i banchi di scuola, diventando di nuovo scolari e rispondendo alle domande di geografia, storia ed italiano ai tempi dell’Unità d’Italia.
Il fascino rivestito dal Martinitt sta proprio nell’aver ricercato un linguaggio semplice e particolare, per diffondere il patrimonio culturale e creare un rapporto stimolante tra visitatore e museo, attraverso le nuove tecnologia, grazie ai numerosi video e ai pannelli touch screen.
Ma per capire a fondo cosa sia questo luogo e come parli al cuore dell’individuo, è necessario visitarlo per scoprire i segreti racchiusi tra le sue mura.
Aperto da martedì a sabato
Dalle 10.30 alle18. 30
Corso Magenta, 57 Milano
info@museomartinittestelline.it
“La memoria non è ciò che ricordiamo ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare”, così la definì Octavio Paz, il messicano premio Nobel per la letteratura nel 1990.
Poco più di un anno fa, esattamente il 19 Gennaio del 2009, ha aperto le porte al pubblico il Museo Martinitt e Stelline, un luogo ricco di memoria e di vita per la città di Milano.
Con il nome Martinitt e Stelline si indicavano gli orfani, rispettivamente, maschi e femmine, che dal 1528 avevano abitato quel luogo: infatti, per cinque secoli questo museo della memoria, è stato un orfanotrofio, al quale si poteva essere ammessi solo se si possedevano particolari requisiti e dopo essere stati sottoposti ad un esame scrupoloso da parte della direzione; un edificio, che rivestì un ruolo sociale fondamentale per l’epoca passata e per la città meneghina.
L’importanza di questo posto è duplice, poiché, oltre ad essere custode di un tempo che non c’è più, a raccontare la storia della gioventù di allora, del suo quotidiano, dallo studio alle attività professionali, è un esempio virtuoso di utilizzo delle nuove tecnologie nelle strutture museali.
I visitatori, infatti, sono coinvolti in prima persona, hanno l’occasione di interagire a pieno col museo, avendo la possibilità di sfogliare i documenti dell’epoca, leggere i brani che venivano proposti ai bambini, ascoltare le loro emozioni e le richieste contenute nelle lettere indirizzate ai parenti o al direttore, in una società altamente gerarchizzata, come quella ottocentesca.
Il tutto in un percorso accattivante, in cui è possibile immedesimarsi completamente, sedendosi tra i banchi di scuola, diventando di nuovo scolari e rispondendo alle domande di geografia, storia ed italiano ai tempi dell’Unità d’Italia.
Il fascino rivestito dal Martinitt sta proprio nell’aver ricercato un linguaggio semplice e particolare, per diffondere il patrimonio culturale e creare un rapporto stimolante tra visitatore e museo, attraverso le nuove tecnologia, grazie ai numerosi video e ai pannelli touch screen.
Ma per capire a fondo cosa sia questo luogo e come parli al cuore dell’individuo, è necessario visitarlo per scoprire i segreti racchiusi tra le sue mura.
Aperto da martedì a sabato
Dalle 10.30 alle18. 30
Corso Magenta, 57 Milano
info@museomartinittestelline.it
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